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Origini del nome
Sul nome di Silvi due opinioni dividono gli storici, la prima vuole il nome derivare
da Silvae, per l'abbondanza dei boschi e la seconda dal nome del Dio Silvano, antico
nome delle foreste. Il comune di Silvi Marina nasce nel 1931 ed è situato agli estremi
lembi della provincia teramana. Notizie certe sulla cittadina la legano indissolubilmente
alla vicina Atri che fu conquistata nel 290
a.C. dai Romani. È in questo periodo che Silvi
Alta, venne unita, presidiata e fortificata, diventando il "Castrum Romanum". Precedentemente
le sorti del centro furono condivise, nel VI e V secolo a.C.,con la potente Hatria
Picena, città preminente della confederazione. Il 1º aprile 1251, per ordine del
papa Innocenzo IV s'istituisce la nuova diocesi di Atri
il cui vescovo, comune a quello di Penne, ottiene
i diritti ecclesiastici di Silvi. L'anno dopo, il 3 marzo 1252, anche la chiesa
del SS. Salvatore di Silvi entra nella diocesi atriana. Il 5 ottobre 1273 ad Alife, quando Carlo I D'Angiò
divide l'Abruzzo in due Giustizierati elenca nel "demanium Adriae", Silvi quale terra di pertinenza
dell'abbazia di San Giovanni in Venere. Nel
1393, re Ladislao d'Angiò Durazzo vende per trentacinquemila ducati la città di
Atri e di Teramo e tra queste anche Silvi al duca Antonio Acquaviva
con tutti i loro diritti e pertinenze. Verso la fine del secolo XV, i territori
si spopolano a causa delle guerre e delle epidemie. Sono i profughi albanesi, preoccupati
dall'avanzare dei Turchi di Maometto II, a sbarcare,
intorno al 1462, sulle coste del Regno di Napoli
e a stabilirsi nelle contrade silvarole. Gli arrivi, negli anni seguenti, continuano,
i profughi sono accolti benevolmente da re Ferdinando I,
che assegna loro sedi in Puglia ed in Abruzzo Orientale, rispettando i loro costumi, la loro lingua ed i loro
riti religiosi. Silvi conta agli inizi del XVI secolo non più di 400-500 abitanti.
Nel 1553, un amministratore di Silvi, uno dei quattro signori del reggimento, Rosato
Rosati, in maniera certamente autonoma, redige, in forza di qualche provvedimento
regio, lo Statuto comunale di Silvi.
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Dalla nascita al Medioevo
Nasce come piccolo borgo collinare protetto da mura per difendersi dalle invasioni
provenienti dal mare. Troppo piccolo per una storia antica propria seguì nel bene
e nel male le vicende della vicina Atri, la trimillenaria città d'arte che, secondo alcuni eminenti storici, diede il nome al
mare Adriatico. Questa antica città conobbe il predominio di Roma, di cui fu fedele
alleata mentre Silvi fu sempre feudo di Atri. Insieme conobbero il dominio dei tanti
invasori nel Medio Evo. Fu Silvi sentinella
di Atri per lunghi secoli e la Torre di Cerrano
fortificata sulla spiaggia fu l'avamposto dotato di presidio militare permanente.
Soffrì le frequenti invasioni dei corsari turchi che sbarcavano di notte sulla costa
e risalivano la collina depredando e catturando i poveri abitanti che finivano in
schiavitù. Alla fine del XV secolo la popolazione di Silvi era ridotta a pochi residenti
e allora il Re Ferdinando il Cattolico pensò di rinsanguare e ripopolare il paese
con l'immagrazione di molte famiglie cristiane, albanesi fuggiti dalle loro terre
invase dalle orde musulmane.
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Età moderna
Solo con l'arrivo di Napoleone Bonaparte, che abolì
i privilegi feudali (agosto 1806) cessò la sudditanza di Silvi che ebbe, da allora,
il suo primo sindaco. Ancora pochi decenni e sulle colline prospicienti il mare
nascono le ville estive dei possidenti terrieri di Atri. Contemporaneamente appaiono
sulla spiaggia le prime rustiche casette dei pescatori che abbandonano le antiche
dimore nel paese collinare, trecento metri circa sul livello del mare. È il primo
nucleo che si costituisce sulla spiaggia e che si svilupperà vieppiù negli anni
seguenti. Nuova spinta e vigore verrà dall'inaugurazione della stazione ferroviaria
(1863), il treno porterà i primi villeggianti nella stazione balneare. Oggi Silvi
Marina appare come una lunga successione di abitazioni, una spiaggia lunga cinque
chilometri, gli abitanti residenti oltre 15.000.
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